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La mentalità maschia

By 19 Novembre 2020 No Comments

Per Psicologia maschile intendiamo il modo specifico di essere dentro di sé e di relazionarsi al mondo proprio del “maschio”. Metteremo quindi in evidenza alcune peculiarità del suo mondo, quelle a nostro avviso più rilevanti.


Uomo azione solitaria. Il maschio ha una sua intelligenza specifica, che ha a che fare con l’azione, con la realizzazione pragmatica delle cose. La concretezza è maschia o perlomeno lo dovrebbe essere se egli seguisse il suo percorso naturale. L’uomo nasce e cresce in una cultura che lo pretende “pratico”. Del resto fino a 60 anni fa era lui che aveva funzione di mantenimento dell’economia familiare, nonché della sicurezza e protezione del nucleo affettivo. E non c’è niente di più concreto nella nostra cultura del lavoro e dei soldi.

L’intelligenza maschia è in grado di dare forma a ciò che corrisponde al suo progetto. Tutti i grandi uomini hanno la tensione all’azione continua, perché l’orgoglio è una spinta, è la manifestazione dell’autonomia, forza e sicurezza. Il maschio sano è orientato non solo alla realizzazione del ciclo biologico (nasco, cresco, prolifero figli e poi muoio) ma anche al ciclo psichico. Il prof. Meneghetti, ne Il modo maschio a pagina 5, scrive: “Il maschio comune che ripete la vita (ciclo biologico) è già una buona cosa, ma ci sono maschi nel mondo biologico la cui intelligenza è superiore”.

Nell’incontro con la propria interiorità, risponde ad un ciclo psichico in cui non c’è bisogno del femminile ma solo della completezza maschile fatto di menti “altre”, profonde, in grado di toccare lo spirito: il maschio incontra altri maschi per innalzarsi e creare.


Relazione amicale. Il maschio necessita inoltre di relazioni amicali che lo spronino, lo sfidino e diventino costante motore all’azione. È importante in quest’ottica ampliare la propria rete di amicizie: un amico per un maschio vuol dire confronto, sfida, forza, cooperazione, ironia. Un amico è davvero un tesoro inestimabile perché permette di avere altri punti di vista e soprattutto, attraverso lo scambio, la competizione amicale, l’uomo capisce a che punto della propria realizzazione si trova, ed è in questo senso stimolato allo sviluppo. Un amico può diventare il ponte per nuove realtà.


Problematica del pene. Da non sottovalutare è l’esperienza corporea del maschio relativamente agli organi sessuali. Il pene è un muscolo che dà l’opportunità al maschio di leggere la propria virilità, vederla, averne evidenza. Ma è anche un grande problema perché ciò gli comporta domande e riflessioni su di sé e sulla sua percezione del piacere, difficile da gestire. Il confronto continuo con gli altri maschi relativamente alla lunghezza e consistenza del pene, può pesare fortemente sulla sua autostima, sull’idealizzazione e svalutazione di sé, attraverso qualcosa di esterno che può confermare o meno questa sua essenza.

Il pene è un radar che può riconoscere il piacere al di là della razionalità.

Se pensiamo ad un maschio sano, il pene è sempre in grado di riconoscere ciò che è allettante, interessante, da tutti i punti di vista o smentire un interesse che è solo immagine ossessiva. In questo senso il maschio deve imparare a riconoscere i segnali del pene non solo in ambito sessuale.


Maschio alla ricerca della mamma. Il maschio nasce dalla donna. La peculiarità di questo evento non può non influire sulla psicologia maschile… potremmo dire che il suo più grande amore è il femminile. Ciò determina una vera e propria dipendenza dal materno, che molti maschi mantengono viva anche da adulti. Si mescolano qui cultura e biologia. Letture recenti evidenziano come la storia influisca già sulla mentalità di una mamma in attesa del figlio, mostrando l’esistenza di un orientamento lessicale sulla preferenza verso la nascita dei figli maschi piuttosto che delle femmine. Tendenza questa che, lentamente, va perdendosi nella società attuale ma che ha comunque ormai invaso la mentalità degli esseri umani.

Il maschio cresce quindi nell’aspettativa inconscia di come lo voleva la madre. 

Cresce quindi spesso in una necessità compensativa di quest’ultima, che lega il maschio sul modo di essere amato e riconosciuto. Da adulto cercherà costantemente quel tipo di dinamica appagante, imparata con la madre nell’infanzia. Questo è uno dei suoi limiti perché lascerà spazio solo alla parte di sé che si è adattata e magari ha dovuto violentarsi per essere come l’altro lo voleva. Una sorta di “falso Sé”, piuttosto che “il vero Sè”, come direbbe Winnicott, che richiederebbe il coraggio di conoscere da capo chi si è.


Nella realizzazione sana del maschio, troviamo un “servizio” reso all’uomo nella sua interezza, al mondo femminile e al sistema eco-socio-bio in cui viviamo.


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