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Benefici e scoperte a portata di zampa

By 28 Febbraio 2020 No Comments

Una benefica tribolazione. L’etologo Konrad Lorenz iniziava “L’anello di Re Salomone” con un capitolo intitolato «Quando gli animali combinano guai», precisando di voler cominciare da questo aspetto della nostra convivenza con gli animali perché «il nostro amore per loro si misura proprio dai sacrifici cui siamo disposti a sobbarcarci». E se da questo amore noi possiamo trarre un beneficio è proprio perché ci obbliga ad affrontare degli impegni più o meno gravosi.

Come sappiamo, con l’invecchiamento dobbiamo spesso fare i conti con la solitudine e le relative sensazioni spiacevoli. La prima conseguenza è quella di impostare la propria giornata su attività che è possibile svolgere in autonomia e che ci portano a ritirarci nell’ambiente casalingo.

Farsi carico dell’accudimento di un animale domestico significa invece spezzare questa routine e favorire le relazioni: anzitutto quella con l’animale, il cui contatto fisico è già di per sé terapeutico; ma ad essere incoraggiate sono anche le relazioni con le persone, ad esempio gli altri proprietari di animali incontrati al parco o sulla via che si percorre durante la passeggiata con il proprio compagno a quattro zampe.

Oltre alla solitudine, la presenza di un animale allevia il senso di inutilità che talvolta emerge nella persona anziana. Infatti l’animale ti cerca, ti fa capire che ha bisogno del tuo aiuto e che ripone il suo benessere nelle tue mani. Così l’anziano può sentire di essere nuovamente responsabile per qualcun altro, con un conseguente incremento di autostima e dell’affettività percepita.

L’illusione antropomorfica. Certo è che, quando ci rapportiamo con un animale, dobbiamo stare attenti ai significati che attribuiamo ai suoi comportamenti. L’apparato emozionale e cognitivo dell’animale è chiaramente molto diverso da quello dell’uomo ed ogni emozione, intenzione o conoscenza che vediamo in lui dovrebbe prescindere dall’applicazione di schemi tipicamente umani. Sapere cosa veramente prova il proprio animale domestico è per questo impossibile, così come per lui è impossibile capire esattamente ciò che proviamo noi umani.

Eppure la comunicazione tra l’animale e l’uomo funziona e col tempo si arriva addirittura a “capirsi al volo”: paradossalmente, i due si comprendono perché si fraintendono. Ognuno interpreta l’interazione a proprio modo, ma a proprio modo si allinea al comportamento dell’altro. Acquisita questa impossibilità di comprendersi in maniera profonda, resta in ogni caso interessante sapere ciò che l’animale rappresenta per noi. Potremmo infatti chiederci: cosa scopriamo di noi stessi interagendo con l’animale?

La relazione inconscia. Quella che si instaura tra padrone e animale è una relazione soprattutto inconscia. Senza saperlo, infatti, il padrone imprime sull’animale i moti della sua psiche, siano essi gioia o tristezza, euforia o ansia. L’animale è in apertura totale: accoglie tutto ciò che il padrone gli suggerisce inconsciamente, gioendo o soffrendo con lui. Anzi, in certi casi dovremmo dire “per” lui. Alcune ricerche dimostrano come molte malattie degli umani vengano introiettate dall’animale che in qualche modalità si immola per il padrone.

La conseguenza di ciò è che da un lato gli animali domestici diventano dei veri e propri scarichi di sofferenze per mezzo dei quali il padrone viene sollevato, quasi rigenerato; dall’altra vengono ad assumere la funzione di compensatori affettivi. Prendere consapevolezza di questi processi relazionali permetterebbe all’uomo di ritrovare la sua parte inconscia riflessa nell’animale. Ecco allora che osservando il proprio animale domestico possiamo farci raccontare da lui qualcosa di noi stessi.

La riscoperta dell’istinto. Indipendentemente dalla specifica relazione che si instaura tra il padrone e il suo animale, prendersi cura ed interagire con quest’ultimo permette all’uomo di riscoprire la sua natura istintuale. In una società regolata e strutturata sui comportamenti formali, l’uomo sopprime ciò che in lui vi è di impulsivo, spontaneo, sanguigno. L’animale invece, seppur addomesticato, preserva tutta una serie di comportamenti che rappresentano qualcosa che l’uomo pensava d’aver perso, rappresentano cioè la sopravvivenza dell’animalità nell’umano. Il padrone ritrova all’esterno di sé una parte di lui che continua ad esistere al suo interno, ma che non manifesta.

Nel caso della persona anziana, il richiamo all’istintualità generato dall’animale evoca anche i connessi significati della giovinezza e di quelle sue caratteristiche che l’anziano credeva tramontate, in primis l’aggressività e la sessualità. Queste ultime, in realtà, sono due tratti che non invecchiano mai nell’uomo: ciò che cambia col tempo è soltanto il tipo di investimento che si compie su di essi. Vivere con un animale domestico può offrire alla persona anziana un incentivo anche per riconsiderare questi aspetti del proprio sé.