Da diverso tempo, la volontà di contaminare le nostre attività con slanci che crediamo solo l’arte possa dare. Accenni, mai qualcosa di veramente strutturato. Poi, il Mambo di Bologna, l’incontro con Victoria, fanno si che la bozza possa vedere finalmente la luce: da questi due eventi, e da mille altre combinazioni, nascono …. “le nostre parole per Victoria Tkatchenko”.

L’Homus …. una connessione infinita tra l’homo e il suo humus.

L’uomo, per essere tale, necessita di un filo diretto con le radici che lo nutrono, che nutrono la sua anima. Senza di esse, perde se stesso e il fine della sua esistenza. Gli anni duemila si presentano come un vero e proprio bivio da questo punto di vista. Percorriamo la via della conoscenza di sé, attraverso strumenti che la fisica quantistica, le tecniche meditative, la psicologia, e infine l’arte, mettono a disposizione, e siamo in vetta per tornare nel “tutto”, per tornare “a casa”.

Oppure percorriamo la via della scissione tra anima e uomo, per cui fagocitati da un mondo stressante e automatizzato, corriamo per raggiungere il successo, acquisendo sempre più competenze ma gestiti dal tempo, dalle scadenze. “Non posso fare a meno di sentire il richiamo per ciò che mi spinge ad essere così vicina a me stessa”: il bello, l’armonia, la cromia, l’accostamento dei colori, delle forme, dei suoni, l’ordine, l’economia, tutte caratteristiche dell’anima. Incanalare il colore in una forma stabilita è una forzatura, seguire il colore laddove vuole andare, togliendosi dal suo cammino, vuol dire libertà. Lasciare la creatività alla stessa creatività senza bloccarne il passaggio …. “ seguiamo il movimento che lo stesso materiale e i colori desiderano, diventando in quell’istante strumenti a servizio della materia per comporre ciò che la vita esprime attraverso l’artista, e non viceversa”.