Pubblicato su: Verdetà, periodico di CNA Pensionati

Da: Chiara Volpicelli

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Costretti alla festa. Natale: il giorno della nascita. Cosa significa? Cosa si festeggia? Per i cristiani è la nascita di Cristo, il Salvatore, il Messia. Colui che darà la propria vita per essere esempio di Amore. E per chi non è cristiano? Nel tempo è diventata usanza scambiarsi regali, grazie alla tradizione slava di Babbo Natale, almeno per i paesi occidentali, quindi è comunque festa. Per non parlare del fatto che il 25 dicembre si celebrava, ai tempi dei Romani, la nascita del Sole con il culto di Mitra. Insomma tra il 24 e il 26 dicembre anche chi non vuole festeggiare, è immerso all’interno di colori, musica e profumi che richiamano immagini del Natale e a dar man forte a tutto ciò ogni particolare indirizza verso un momento di riflessione e festeggiamento.

Il Natale di anime sofferenti. Per molti, insieme al Natale, arriva puntuale come le stagioni, la tristezza. Le persone intorno sembrano divertirsi, ma l’individuo vive dentro di sé una gran malinconia. Può accadere infatti che le feste di fine anno provochino solo fastidio e irritazione, o peggio, l’illimitato desiderio che finisca tutto il prima possibile e che passi velocemente. Oppure si fantastica un viaggio lontano, chissà dove. Questi sono tutti segnali relativi a stati d’animo negativi, un malessere psicologico destinato a dissolversi all’indomani del 6 gennaio.

Essendo legato al concetto di famiglia, il Natale diventa difficile da vivere soprattutto per chi non ha sviluppato nel tempo relazioni d’amore e rapporti di amicizia duraturi. La mancanza di un soggetto rappresentante fiducia e calore, desta quel senso di solitudine da cui tendenzialmente l’uomo cerca di scappare. La solitudine è legata alla morte e non conosco persone pronte ad accettare la fine della propria vita come un percorso naturale, piuttosto ci si illude di un vivere per sempre. La solitudine quindi stimola la paura e i meccanismi di difesa che inconsapevolmente scattano rendendo la persona arcigna e spesso distaccata nei giorni considerati di Amore.

Altro punto di vista interessante è legato al concetto della festività, per cui si allenta il quotidiano e si tende ad allentare l’operatività che generalmente è quella che permette di non pensare e soprattutto valutare le azioni che si compiono secondo le direzioni intraprese. Alla fine dell’anno del resto, si fanno i bilanci … Com’è andato quest’anno? In che direzione volge la mia vita? Ovvio che per la fascia della terza età l’argomento comincia ad essere ancora più delicato. Ci può essere il piacere del vivere un momento di gioia condivisa con la preoccupazione del futuro e contestualmente con quel senso di solitudine legato ai propri perché.

Come affrontare tutto ciò? Prima di tutto è importante relativizzare il sentimento di abbattimento che si presenta in questo periodo e, come sempre, bisognerebbe fare con i sentimenti “negativi”, entrarci dentro, viverli e non temerli. Accettare il sentimento è il primo passo verso la profondità che porterà alla reale comprensione di quel disagio. Molto spesso dietro stati d’animo di avvilimento e angoscia ci sono domande esistenziali legate al senso di esistere, a cui non si è dato risposta o peggio a cui non si sa cosa rispondere. Si presentano in questo senso anche sentimenti infantili di pretesa e rabbia, soprattutto negli anziani che si sono sentiti abbandonati dai figli o in generale dai parenti.

L’occasione dell’incontro degli auguri che la festa di Natale offre può diventare il momento propizio per affrontare e quindi chiarire dissapori e tensioni. Le distanze si accorciano, vi è maggiore presenza fisica e in generale maggiore disponibilità al dialogo.

Consigli per vivere un piacevole. Natale durante la terza età. Regaliamo sorrisi, carezze e magari un diario con la storia della nostra vita. I nipoti e i figli potranno solo trarne beneficio. Si impara dalle vittorie e dalle sconfitte.
Se ci sentiamo tristi e a disagio, parliamone con le persone a cui vogliamo bene nei giorni precedenti la cena del 24 e il pranzo del 25 dicembre. Esprimersi e magari ascoltare un consiglio (se utile) ci permetterà di arrivare all’incontro compresi e accettati e lentamente il disagio sparirà.

Se abbiamo la possibilità, partecipiamo alla preparazione della festa, addobbi, cucina e tutto ciò che serve. Se ci scaricano tutto il lavoro addosso, chiediamo aiuto prima delle feste. In questo modo daremo un segnale di condivisione e saremo di esempio per chi tende a vivere le feste freneticamente. Se sentiamo le lacrime arrivare, lasciamole scorrere e facciamoci abbracciare. Nessuna medicina può guarire un cuore che piange come il calore che solo gli esseri umani sanno dare. Comunichiamo i nostri sentimenti a chi li provoca. Il Natale è un’occasione per riunirsi e sciogliere i nodi. Coraggio. Compiamo un’azione di altruismo. Sentirsi utili è il primo passo per uscire dalla tristezza.

Buon Natale.